Servizi online

 

Sei in: Home > Polo > Guida di Rimini > Curiosità

Curiosità

Alcune curiosità sulla nostra regione. Gastronomiche, enologia e dintorni.

Curiosità sulla regione

 

 

 

 

 

 

 

 

Gioie del palato

Il rosso rubino del Sangiovese, il vino tipico della terra di Romagna, l'azzurro del pesce dell'Adriatico, l'oro del grano macinato, ingrediente indispensabile per la 'piadina', il pane quotidiano dei riminesi. Sono questi i colori base della cucina romagnola, sono questi gli ingredienti della grande sagra che a Rimini si consuma giorno e notte, per 365 giorni all'anno.


Nei chioschi sulle strade e nei ristoranti sulla spiaggia, nelle piadinerie sparse un po' ovunque, nelle osterie e nei ristoranti chic e ora anche sulle strade virtuali di internet, dove è in vendita un pizzico di sapore romagnolo.Una cucina semplice di derivazione marinara e contadina che però non disdegna fantasia nella preparazione dei piatti. Si va dagli antipasti a base di affettati da servire nella piadina calda (ingredienti poveri: farina, strutto, acqua e sale), ancor meglio se con lo squacquerone (un formaggio che si scioglie letteralmente in bocca), a quelli di pesce per approdare ad una grande varietà di primi piatti con pasta tirata rigorosamente a mano dalla azdora (la donna di casa): tagliatelle, cappelletti, ravioli e strozzapreti da condire al ragù o alle vongole.


Per i secondi piatti, si va dalla carne alla brace (ottimo il castrato) al coniglio in porchetta con contorno di verdure gratinate, alle grigliate di pesce (la famosa 'rustida'), gli spiedini, i fritti. Il tutto condito dall'olio extravergine delle colline di Rimini (che è, sia per il grado di acidità che per le caratteristiche organolettiche, tra i più pregiati d'Italia) e 'innaffiato' dal Sangiovese, un rosso dal colore rubino o dal bianco Trebbiano, vini tipici delle colline riminesi.

 
La piada

La piadina romagnola, chiamata in dialetto pié, pjida o pièda, italianizzata in piada, termini derivanti dal greco platys, attraverso il latino plattus "piatto", ha origini antichissime.
I cultori di questa gloria romagnola la fanno risalire ad Enea e precisamente al momento del suo sbarco sulle coste italiche.
Si narra infatti che, dalla fame, gli esuli decisero di mangiare le schiacciate di farina e acqua che normalmente servivano da piatto (le antesignane della piada), dopo avere consumato i poveri frutti selvatici sulle quali erano stati posati, proprio come nella profezia del padre Anchise, che aveva predetto che questo evento avrebbe stabilito il momento e il luogo dove edificare la nuova città.


Tornando ai nostri tempi e dimenticando per un attimo le leggende, è certo che la piada ha avuto un importante ruolo nell'alimentazione povera della popolazione romagnola.
Fino all'inizio degli anni '60, prima dell'avvento dei turismo di massa, la piada, preparata con acqua, farina (spesso di granoturco), sale e un poco di strutto, era veramente un cibo povero.


Non era sostitutivo del pane, che veniva regolarmente preparato una volta alla settimana, e non era tanto meno uno spuntino da consumare fuori pasto, farcito a mò di panino con prosciutto, salame, o altre prelibatezze come marmellate o creme al cioccolato, come i piadinari per turisti propongono.
La piada era spesso un ripiego, preparata in fretta quando il pane scarseggiava nella madia e non era ancora tempo di farne di nuovo; aveva il vantaggio di non dovere essere lievitata, nonché quello di essere cotta sull'economico testo e non nel dispendioso forno.


II companatico della piada era altrettanto misero: erbe selvatiche o verdure, cotte in padella o crude, oppure, più raramente, formaggi freschi.
Alla ricetta base, appena ricordata, col tempo vennero aggiunti degli ingredienti, molto variabili da luogo a luogo: all'inizio dei secolo si iniziò ad usare il bicarbonato, poi il lievito di birra (non sempre e in piccole quantità) e, meno frequentemente, il latte, il lardo e il miele, alimento questo che la rende più morbida, da usare nel caso non la si mangi subito.
A Rimini, è stata organizzata la prima Scuola internazionale di piadina romagnola: vi hanno partecipato le migliori professioniste del mattarello della zona.
E qualche segreto è stato svelato.
Per esempio, se soffia il garbino, il vento che da altre parti si chiama libeccio, caldo e umido, allora è meglio non tirare la sfoglia e lasciar stare le piade.

Accesso diretto